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STORIE DI SUCCESSO

Anoressia, testimonianze. Quando la guarigione si trasforma in una grande vittoria con se stessi

"Stavo raggiungendo finalmente il mio obiettivo, stavo perdendo la voglia di combattere. Mi stavo abbandonando al nulla".
testimonianze guarigione anoressia, bulimia e obesità

“Una seconda casa”

Luna, 19 anni

Ricordi poco nitidi si fanno spazio nella mia mente, parecchie incertezze e tanti vuoti incolmabili.

Vorrei ricordare qualcosa in più del mio primo giorno in comunità, ma purtroppo le mie condizioni erano talmente tanto gravi che in quel periodo a stento ricordavo il mio nome.

Se guardo indietro nel passato riesco a scorgere solamente una ragazza di appena sedici anni intrappolata nel corpo di una bambina, con il viso scavato e gli occhi fuori dalle orbite, la pelle pallida e ghiacciata, le ossa sporgenti e doloranti, talmente fragili che sembrava potessero spezzarsi da un momento all’altro.

E infine il ricordo di un cuore debole, dai batti troppo lenti ed irregolari, un cuore chiedeva pietà e pareva essere vicino alla fine del suo processo ritmico.

Vedo una ragazza di appena sedici anni che non stava ferma neanche per un miliardesimo di secondo, troppo spaventata dall’idea di potersi fermare e forse, troppo spaventa dall’idea che, se si fosse fermata, le sue più grandi fobie avrebbero finito col raggiungerla, portando così la sua mente in uno stato di disperazione tale da vedere nella morte l'unica soluzione.

Sono Luna, ho 19 anni e ho sofferto di un grave disturbo alimentare: l’anoressia nervosa.

La mia storia ha inizio nell’estate del 2016, uno dei periodi più critici della mia vita.

Stavo perdendo tutte le persone che più amavo e ogni giorno una parte di me si dissolveva con loro.

Ogni cosa sembrava essere sbagliata, ogni pezzo della mia vita sembrava non essere compatibile con quella degli altri, non avevo più un punto fisso al quale aggrapparmi e ad ogni cosa che facevo i sensi di colpa iniziavano ad emergere fino a quando la mia vita non divenne del tutto un grandissimo senso di colpa.

Avevamo già parecchi problemi in famiglia e io sentivo di essere soltanto un peso maggiore per tutti.

Soffrivo, ma non volevo dimostrarlo, perché il solo pensiero di far stare male gli altri a causa mia, mi faceva sentire egoista ed aumentava solamente il mio stato di malessere interiore.

Feci così una scelta: decisi che era arrivato il momento di soffrire in silenzio.

Caddi in un baratro che pareva senza fine e persi totalmente il controllo della situazione ritrovandomi così in un nuovo periodo della mia vita: il periodo dell'autodistruzione.

Non avevo scampo, stavo raggiungendo finalmente il mio obiettivo, stavo finalmente raggiungendo le persone che mi avevano lasciata e soprattutto stavo perdendo la voglia di combattere. Mi stavo abbandonando al nulla.

Che senso aveva combattere una guerra dove la protagonista ero io ambo i lati? Che senso aveva combattere una guerra dove tanto avrei perso in ogni caso?

Non lo sapevo e non volevo saperlo fino a quando però, nel momento in cui le forze mi abbandonarono del tutto, qualcun altro dovette decidere per me e così facendo mi diede finalmente una seconda possibilità.

Dovevo guarire o almeno provarci. Dovevo farlo per me stessa.

Il problema era che il posto nel quale mi trovavo non era il posto adatto per la cura del mio disturbo.

Così dopo lunghe ricerche il 5 giugno andai a visitare la comunità diretta dal Dr. Mendolicchio e lo stesso giorno venni ricoverata d'urgenza.

Sono passati quasi tre anni da quel giorno, ma credo che resterà sempre una delle date più importanti della mia vita.

Il giorno in cui è iniziato il percorso verso la riconquista della mia vita, il giorno in cui è cominciato il mio vero processo di guarigione. Il giorno in cui ho ricominciato ad amare.

Fino a quel momento tutto ciò che mi circondava era offuscato, poco preciso e instabile, ma una volta entrata in comunità le cose iniziarono a cambiare.

Quel giorno, capii che non era finita.

In comunità si aprì una nuova porta, quella della speranza e al suo interno trovai le mani della salvezza, quelle del Dottor.Mendolicchio e di tutti gli altri membri dell'equipe.

Non ero una paziente semplice, ne sono consapevole, ma forse è proprio questo la cosa che più mi colpì di quel posto. Riuscivamo a tirare fuori il meglio delle persone, anche quando tutto sembrava essere ormai inutile.

In comunità sono rinata, ho riconquistato la mia vita pezzo per pezzo, ho lasciato finalmente che qualcuno mi sbattesse in faccia la realtà, che se non avessi accettato di collaborare le cose sarebbero finite male.

Ho saputo ascoltare le parole del Dottor.Mendolicchio, ne ho fatto più volte tesoro e ho capito che ogni fiore poteva rinascere se curato attentamente. E io ero quel fiore.

Decisi che era arrivato il momento di dire basta.

Così, lentamente e tra alti e bassi iniziai a riappropriarmi del mio corpo e soprattutto di me stessa.

In comunità non ho curato solo un corpo distrutto, ma una vita malata.

Ho ricominciato ad amare e a sorridere.

Ho incontrato persone meravigliose, ognuna delle quali ha contribuito a restituirmi parte di me stessa. Ho capito cosa era giusto e cosa era sbagliato.

Ho capito per prima cosa di aver sbagliato con me stessa, di essermi data troppe colpe e di essermi chiesta scusa poche volte.

Mi sono sentita finalmente a casa, in un posto che non era casa mia.

E per me è questa la cura. Una seconda casa.

Un posto dove poter scegliere di riappropriarsi della propria vita, un posto dove tutti vengono accettati per quello che sono e aiutati a crescere.

È il posto dove ho capito che la mia vita non funzionava perché stavo cercando la perfezione, una cosa in realtà inesistente, ed è anche lo stesso posto dove ho capito che ero più felice nella mia nuova vita imperfetta, la vita normale di ogni adolescente.

L’anno seguente, una volta dimessa dalla Comunità, ho iniziato da sola la strada verso la vita e grazie ai nuovi strumenti acquisiti posso dire di aver vinto una sfida importante.

Ad oggi ogni volta che posso torno in quel posto, ma con sguardo diverso.

Non sono più la ragazzina malata ed indifesa di una volta, ma una ragazza matura che torna a trovare le persone che ama, le persone che le hanno non solo salvato la vita, ma che le hanno fatto capire che la vita va vissuta, in tutte le sue sfumature.

Ringrazio particolarmente il Dottor.Mendolicchio per non aver mai smesso di credere in me, per avermi aiutata e soprattutto voluto bene.

Ogni suo consiglio è stato prezioso e ogni progresso fatto insieme è stato un nuovo passo per la ricerca della nuova me.

Grazie per avermi ridato la vita.

Grazie perché molto probabilmente senza di voi non sarei qui.

Vi voglio bene.


“Eppure io sono guarita”

Valentina, una lunga storia di malattina

Non capita tutti i giorni di ammalarsi di anoressia.

Non capita tutti i giorni di incontrare persone competenti atte ad offrirti un aiuto adeguato.

Non capita tutti i giorni di incontrare un Dottore di nome Leonardo Mendolicchio.

Non capita tutti i giorni di guarire dall’anoressia.

Ecco riassunta in quattro brevi frasi la mia storia, la storia di una 16enne che improvvisamente ha abbandonato la propria spensieratezza e la propria incontenibile voglia di vivere per tendere la mano all’anoressia ignorando tutto quello che questo gesto avrebbe potuto portarle via. Una scelta che ha condizionato i successivi 19 anni della mia vita.

La malattia ha distrutto la mia esistenza, quella dei miei cari; è stata in grado di allontanare i miei amici, di spegnere i miei desideri e di annullare tutto ciò che mi circondava. Le mie giornate erano scandite dall’ossessione per il peso, per il mio corpo, per il cibo; dal desiderio ossessivo di perfezione, dal bisogno spasmodico ed incondizionato di praticare iperattività al solo scopo di bruciare quelle poche calorie introdotte.

Nonostante tutto, non ho mai smesso di lottare ed ho seguito diverse cure ambulatoriali ed effettuato tanti ricoveri raggiungendo, purtroppo, risultati non duraturi nel tempo. Ma nel settembre 2014, il mio desiderio di uscire da questa ignobile morsa nella quale mi ero cacciata, mi ha condotto in Comunità.

Ho incontrato per la prima volta il dottor Mendolicchio che ha accolto ed ascoltato la mia lunga e triste storia. Quel giorno, in quel bellissimo studio, mi sono sentita come a casa: osservavo l’uomo dalla scura carnagione che mi sedeva innanzi e mi sembrava di conoscerlo da sempre. L’ho guardato negli occhi e gli ho solo detto che ero stanca, che avrei desiderato avere l’opportunità di entrare nella comunità da lui gestita e che ero pronta ad ogni cosa pur di lasciarmi alle spalle tutto quel dolore diventato ormai inutile. Lui mi ha abbracciato con lo sguardo infondendomi un senso di fiducia e protezione: in quel momento ho capito che non mi avrebbe abbandonata ma che, al contrario, mi avrebbe teso una mano ed al bisogno pure due.

Entrai in comunità il 6 ottobre 2014; uscii da lì il 6 gennaio 2016. E posso assicurare che quando entri in quel posto piangi almeno tre volte: quando arrivi perché saluti la tua famiglia, quando sei dentro perché lavori su te stessa e quando te ne vai perché saluti quella che è diventata la tua seconda famiglia.

Sono stati 15 mesi intensi ma in tutto questo tempo, sono stata ascoltata, aiutata, spronata, rimproverata e soprattutto per la prima volta sono stati accolti e compresi i miei tempi di cura:  con il Dr. Mendolicchio non sei un numero, non sei un’anoressica o una bulimica.  Sei prima di tutto una persona e questo comporta rispetto ed attenzione per i propri tempi compatibilmente con le esigenze di cura. In comunità ho avuto la possibilità di essere seguita da una fantastica équipe composta da psichiatra, psicologo, dietista ed educatrice; ho potuto prendere parte ai diversi momenti di terapia individuale e di gruppo; ho potuto intessere relazioni con molti pazienti stringendo pure importanti amicizie; ho riscoperto le mie passioni, i miei talenti ed i miei limiti.

Sono trascorsi 4 anni dal gennaio 2014. Ora mi guardo attorno ed ho un fantastico uomo al mio fianco, la mia famiglia di origine, un lavoro, un tetto sopra la testa, due gatte, tanti progetti futuri da realizzare e pure una cicatrice lunga 19 anni che porta il nome di anoressia.

Non capita tutti i giorni di ammalarsi di anoressia. Eppure un giorno è accaduto.

Non capita tutti i giorni di incontrare persone competenti atte ad offrirti un aiuto adeguato. Eppure un giorno è accaduto.

Non capita tutti i giorni di incontrare un Dottore di nome Leonardo Mendolicchio. Eppure un giorno è accaduto.

Non capita tutti i giorni di guarire dall’anoressia. Eppure IO SONO GUARITA.


"La cura è stata la mia salvezza"

Angela, 25 anni

Mi chiamo Angela, anche se tutti ormai mi chiamano Molly, ho 25 anni e quattro anni fa ho conosciuto il dottor Leonardo Mendolicchio.

Mi sarebbe piaciuto averlo come professore, ma le circostanze non erano piacevoli, in realtà nemmeno lo volevo conoscere se devo essere sincera. Penso che capiti a tutte quelle che come me hanno sofferto di anoressia, o comunque di disturbi alimentari.

Insomma, da Napoli mi facevo un viaggio della speranza per una prima visita, o esplorazione, al centro diretto dal Dr. Mendolicchio. Finché devi andarci e tornare a casa non hai paura, vai lì e parli, è automatico! Avevo affrontato milioni di "prime visite", quella per me sarebbe stata una delle tante.

Quando arrivai ero una mollichina, ero uno scricciolo e guardavo stupita il fermento che c'era in quella struttura, la mia sorpresa fu quella di provare emozioni positive: mi sentivo a casa.

Per la prima volta avevo il desiderio di ricoverarmi. Guardavo le ragazze correre tra un attività e l'altra, e mi sembravano serene, ridevano. Io non ridevo mai.

Quando arrivai nello studio del Doc, come lo chiamo io, mi aspettavo di tutto. Anzi, mi aspettavo il solito; i soliti discorsi come "la ragazza deve mangiare" oppure "non va bene per questa struttura, è troppo magra". I soliti giudizi e discorsi su cibo e cure miracolose, tutti parlavano ai miei genitori come se io non fossi presente.

Quel giorno scoprii un dottore che parlava la mia lingua. E non parlo dell'accento del sud, lui parlava con ME, mi faceva sentire accolta, e per assurdo capita. Raccontai la mia storia senza filtri, senza mezzi termini, quasi gli vomitai addosso tutte le mie ipotetiche colpe. Il sorriso rassicurante, il tono calmo e anche ironico, mi diedero una sensazione di sicurezza. Quel luogo era il posto per me.

Così circa un mese dopo tornai con la disperazione di chi va al patibolo...

Ma dopo una settimana, nonostante i miei capricci (si, lo ammetto non è stato tutto rose e fiori, ma la depressione fa scena) scoprii che la comunità diretta dal Dr. Mendolicchio era una casa, per la prima volta socializzavo e stringevo amicizia. Avevo degli impegni, mangiavo seduta a tavola e in compagnia anche!

Non lo sapevo com'era far parte della vita. Fu casa mia per due mesi, il doc ci era riuscito, mi aveva insinuato il dubbio che la mia vita poteva essere di più, che io potevo volere di più. 

Andai via dal centro con un peso sullo stomaco, come sarebbe stata la mia nuova vita?

Beh, quello che ho fatto dopo è qualcosa di grande, ma se non avessi incontrato il Doc, mi sa che oggi non sarei qui. Mi ha insegnato come essere me stessa e come posso sentirmi a mio agio in un corpo vivo. I suoi consigli e quello che mi ha insegnato mi tornano utili anche oggi a distanza di quattro anni. Se dovessi tornare indietro rifarei tutto il mio percorso, farei altri mille viaggi da Napoli a Varese, perché la cura è stata la mia salvezza.


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